Il mestiere di scrivere (riflessioni)

Un libro di Cesare Pavese si intitolava il mestiere di vivere, purtroppo non c’è una scuola dove lo si impari davvero, e vivere la vita è il miglior surrogato di scuola a nostra disposizione.

Non ne esiste nessuna nemmeno per il mestiere di scrivere secondo me, ufficialmente sì, si può imparare la grammatica, la forma, si può studiare ciò che altri hanno scritto, ma, non è detto che ciò insegni noi come si fa.

“Il mestiere di scrivere” secondo me è un’attitudine, un’arte, un’ispirazione, saper elaborare i nostri ricordi, sentimenti e sensazioni, è saper osservare, vivere nel presente ogni raggio di luce e la sua discesa, ogni sorriso sconosciuto incrociato sulla nostra strada, cogliere le lacrime di una donna su un autobus, elaborare tutto questo donandogli una curva di leggera poesia, innalzandolo a opera d’arte, questo per me è scrivere…è sentire, elaborare e saper riportare con le migliori parole a nostra disposizione…

“Preferisco pensare alla scrittura come ad una testimonianza delicata, un gesto di affetto nei riguardi di una memoria che se ne va e muore anzitempo. Una esperienza che ti fa cambiare l’angolo dello sguardo, un arricchimento di prospettive. Accompagnata forse da un infantile desiderio di seduzione. Ma fuori dei canoni, dentro le allegre invenzioni di una mente inquieta.” Diceva Dacia Maraini.

Ho una cosa in comune con lei, aveva scelto Sabaudia per scrivere come me, le terre del Circeo…sarà la Maga Circe che ci ispira o questo mare che ispirò anche Omero…perché ogni vita vissuta è una piccola Odissea…se si è disposti a mettersi in gioco e rischiare avremo molte più cose da raccontare. Poi qualcuno una volta mi disse che per scrivere devi avere qualcosa da dire, decidere di dirlo, e poi lasciarlo uscire, quindi in fondo è anche un atto di coraggio.

“Il tempo è una scusa. Quando si ama una cosa il tempo lo si trova.” Disse sempre Dacia Maraini.

Oriana Fallaci a tal proposito una volta invece ha detto:

“Molti intellettuali credono che essere intellettuali significhi enunciare ideologie, o elaborarle, manipolarle, e poi sposarle per interpretare la vita secondo formule e verità assolute. Questo senza curarsi della realtà, dell’uomo, di loro stessi, cioè senza voler ammettere che essi stessi non sono fatti solo di cervello: hanno anche un cuore o qualcosa che assomiglia a un cuore, e un intestino e uno sfintere, quindi sentimenti e bisogni estranei all’intelligenza, non controllabili dall’intelligenza. Questi intellettuali non sono intelligenti, sono stupidi, e in ultima analisi non sono neanche intellettuali ma sacerdoti di una ideologia.”

Aveva ragione Socrate a mio avviso: “saggio è colui che sa di non sapere”, nessuno di noi è in grado di scriver il libro perfetto, semplicemente perché non esiste, come non esiste una verità assoluta, tutto è assolutamente soggettivo, soggetto a gusti, mode, realtà sociali esistenti, stati d’animo e via discorrendo.

Sicuramente però la dove c’è la propria verità, il proprio cuore molte persone possono ritrovarcisi.

Ho selezionato alcune tra quelle che ritengo le più belle citazioni di Marcel Proust e a questo proposito ce n’è qualcuna che calza a pennello:

Il libro essenziale, il solo libro vero, un grande scrittore non deve, nel senso corrente, inventarlo, poiché esiste già in ciascuno di noi, ma tradurlo. Il dovere e il compito di uno scrittore sono quelli di un traduttore. (da Il tempo ritrovato)

Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, nè può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose. (da Alla ricerca del tempo perduto)

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da Il tempo ritrovato)

Karen Lojelo

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