Mezze stagioni (racconto breve)

Io e te facevamo l’amore, ci penso mentre parliamo del tempo, del vento e… delle mezze stagioni. Io e te stretti abbracciati sotto il temporale, a guardare quel film incastrati insieme in mutande sul letto. Io e te, proprio io e te che sembravamo così felici quel giorno che pioveva solo fuori. E lo sembravamo perché lo eravamo, forse.  E mentre parli ricordo dove ti baciavo e che ti toccavo e che mi piaceva… tanto.

Pensa eravamo proprio io e te, che adesso ci serve una scusa per chiedere solo ‘come stai’, chissà se tu ci pensi mai, a tutte quelle parole diverse che ci dicevamo, e non avevamo mai paura di guardarci negli occhi e nemmeno di arrabbiarci. Li chiamavamo i giorni magici, ma forse tu non lo ricordi; continui a parlare del vento e io ti ascolto e lo penso da sola tutto questo.

Ieri passando dietro a quel negozio mi sono ricordata che lì mi ci sedevo per telefonarti e un discorso in particolare fatto a te dal mio telefono… da quel muretto. Avevamo così tante parole da non sapere più dove metterle e adesso le cerchiamo negli angoli senza nemmeno trovarle. Certe volte stavo zitta e cercavo di trattenerle per quante erano, allora le dicevi tu, quelle che pensavo e io ridevo, perché non riuscivo a tenerti nascosto niente, nemmeno un singolo pensiero. Eri così dannatamente sfacciato che diventava normale e mi sentivo a casa, come sola davanti ad uno specchio. Ci venivano mille idee e tutto ci sembrava incredibilmente possibile, o se non altro, una possibilità, che già era molto. Adesso fare un solo passo sembra quasi azzardato, i miei giorni sono fermi sui non posso. I tuoi… non so, ma vedo che continui a parlare del tempo.

Eppure sembrava così facile anche mentre era difficile, tutto è sempre stato difficile… ma era bello.
Tu mi tenevi la mano, sì, proprio tu che hai paura perfino di sfiorarmi adesso, intrecciavi i tuoi piedi con i miei sotto le coperte e mi dormivi addosso tutta la notte, una volta, già… una volta.

Ecco che accendi una sigaretta, stai zitto e guardi dall’altra parte, io abbasso lo sguardo e mi fermo sulle tue mani, sorrido, tanto non mi vedi, e non posso dirtelo a cosa sto pensando. Eccole lì, le tue mani, erano quelle, sulla mia testa. Ti giri di scatto e mi chiedi a che pensavo, ‘una volta lo avresti indovinato’ penso, ma ti dico: “A niente” e tu ti volti di nuovo verso il fiume. Tanto lo so, che anche adesso lo sai, domande retoriche, ci restano solo quelle, eppure certi silenzi parlano ancora tanto. O forse sono io, soltanto io che ancora lo penso.

“Camminiamo.” Mi dici, ma non guardi me, fissi l’orizzonte. Io i tuoi occhi me li ricordo che fissavano me mentre mi stavi dentro. Eppure non sono mai stata una fissata con il sesso… ma quando è capitato che qualcuno nel tempo mi ha chiesto di che colore fossero a me veniva in mente sempre quel momento. E anche adesso ci sto pensando. È come un riflesso incondizionato ogni volta che li vedo.

“Dio, com’è bella Vienna…” Dico per spezzare il silenzio, tu ancora guardi il Danubio.“Sì, ti è sempre piaciuta.” Rispondi senza guardarmi, allora qualcosa lo ricordi, sorrido, tanto continui a non vedermi. Guardi sempre altrove, come se il mio sguardo potesse paralizzarti.

Vorrei chiederti dov’è che abbiamo perso tutte quelle parole, gli sguardi, i sorrisi, dove abbiamo perso quel poco/tanto che  abbiamo avuto soltanto per noi. In quale scalino ho inciampato, quale terribile errore ho fatto, se l’ho fatto, ma non posso. Tra poche ore mi accompagnerai, in un’ora sarò a casa e tutto questo sarà una parentesi di silenzi rimasti ad aspettare un qualsiasi suono. Qualcosa che poteva essere altro. Forse poteva.

Ti giri e mi guardi:
“Ti ricordi quella volta che abbiamo mangiato laggiù?” Domandi indicando un punto lontano.“Sì che mi ricordo.” Rispondo sostenendo il tuo sguardo che stranamente non si abbassa a terra.“Abbiamo mangiato bene.” Lo dici continuando a fissarmi e mi sembra che tu non stia parlando solo del cibo.“Sì, era tutto buonissimo.” Nemmeno io mi riferisco a quello che abbiamo mangiato.

Sorridi finalmente. Ma sì che mi capisci ancora, io lo so, anche se non posso dirtelo.

Karen Lojelo

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