Per sempre
Il passato che è passato eppure resta. A questo penso oggi. Resta sì, da qualche parte, in bella vista o nascosto dentro un cassetto. Fotografie, lettere, ricordi. Ripenso a me osservando te. Io che il passato l’ho messo in una bella vetrina per non dimenticare, che può far male ma sai che è lì, con le sue differenze da oggi. Su un piatto d’argento quasi te l’ho sbattuto davanti agli occhi come uno scudo con cui proteggermi. Il tuo, chissà, quante cose non so, quante cose hai fatto senza di me come con me. Stesse abitudini, stesse inclinazioni e non ero io, non c’ero io.
Io ero sempre in qualche posto, col mio dolore seduto accanto, a volte anestetizzato dal momento, a volte sveglio più di me. Non ha mai lasciato il mio fianco. Io lo so che ti stavo cercando, in quello sguardo o nel panorama che mi sedeva accanto.
Non sono perfetta, forse nemmeno quella che credi eppure sono io, sono sempre stata io. Anche quando non c’eri. Anche quando non c’ero. Chissà che pensavi mentre scattavi fotografie a un’altra lei, chissà che pensavi durante le tue vacanze di quell’anno strano in cui io morivo e rinascevo da un’altra parte, dentro un altro ricordo che non ti appartiene.
Vite parallele, così distanti, e adesso mi guardi e dici di amarmi.
Chissà quante volte lo hai detto, chissà quante volte ci hai perfino creduto. Io che una volta ho addirittura giurato davanti a Dio nel bene e nel male e non ho saputo tenere fede a quella promessa mio malgrado. Io che ho giurato a me stessa mai più e ho fallito. Io che ho giurato perfino a lui ti aspetterò per sempre e poi un bel giorno mi sono alzata e sono andata via perché ero troppo stanca, lasciando dietro di me una panchina vuota per venire incontro a te. A te che ti aspettavo anche da prima, che ti ho aspettato talmente tanto che mi facevano male gli occhi a forza di guardare l’orizzonte e quando ti ho visto non ti ho nemmeno riconosciuto subito per quanto avevo perso la speranza e anche adesso… a volte mi guardo dentro, dentro quel buco nero che non hai fatto tu e mi chiedo chi potrà mai assicurarmi che non finirà anche questa volta, che tu tra un anno non dirai le stesse cose che dici a me ad un’altra donna, o che semplicemente non desidererai di farlo.
Il passato è una macchia scura sopra una diapositiva che non ti permette di mettere a fuoco il contenuto a meno che quel passato non sia il tuo.
È una minaccia retroattiva che ti ricorda che fino adesso nulla è mai finito come nell’ultima riga delle favole e anche che non sei la prima e quindi potresti non essere l’ultima.
E non è gelosia, è qualcosa di più violento, è quasi una prova che nella nostra vita c’è stato sempre qualcosa di già visto, di finto, o mal interpretato o peggio ancora semplicemente, che ci ha preceduto, e, se fosse andata in un altro modo… sarebbe bastato un appuntamento mancato… e magari saresti ancora lì… e io non ti avrei mai tenuto la mano.
Il passato, che è parte del tempo, quel tempo che prima mi sembrava sempre incastrato sulla stessa scena, uno stand-by continuo che non andava avanti né indietro; quella sala d’attesa in cui ho transitato per quasi tutta la vita aspettando, aspettando, pregando il tempo che passasse svelto o almeno un po’ più in fretta e quello stesso tempo ora sembra sfuggirmi di mano, sembra volare via insieme al vento che mi passa tra i capelli e vorrei afferrarlo e fermarlo e rimanere qui immobile dentro la tua mano mentre mi giuri che almeno tu, ci sarai per sempre.


