Primavera normale (racconto breve)

“Eccola.” Pensò Margherita mentre guardava il cielo finalmente sgombro dalle nuvole. “Finalmente è arrivata…”

L’aria era tiepida e il sole le scaldava le spalle su quella panchina di Porta Pia. Roma si era colorata, tutto sembrava più sopportabile, perfino il traffico. Lei aveva passato l’ultimo anno immaginandosela come un miracolo che le avrebbe ridato quel che le aveva prima regalato e poi tolto. Ma non solo l’ultimo anno, anche quello precedente, e quello prima ancora. Ogni volta che arrivava si illudeva che qualcosa sarebbe cambiato, anzi, che stava già cambiando. Aveva associato a quella stagione il compito di portare cambiamenti benevoli nella sua vita. Forse sperava che con il cessare delle piogge sarebbero cessate anche le lacrime. Che la bella stagione avesse il potere di scaldare tutto, anche il freddo gelo dell’anima e di riportare speranza là dove non ce n’era più da tempo.

Ogni volta che conosceva qualcuno per quanto fosse interessante, o bello, o simpatico, dopo poche ore già gli aveva trovato mille difetti e il poveretto era automaticamente scartato, cestinato, bocciato.

Nei suoi pensieri non si faceva mai posto per nessuno di ‘nuovo’, erano troppo occupati dal ‘vecchio’, dai ricordi, dai rimpianti, dai rimorsi, dalla disillusione, dall’amore che fu e che più non era.

Poi casualmente qualche settimana prima aveva conosciuto lui. Un nome come tanti che però le rimbombava nella mente. Improvvisamente i vecchi pensieri erano stati rimpiazzati da nuovi. Prima per pochi minuti al giorno, poi per qualche ora, fino a diventare più presenti degli altri e lei si era chiesta come fosse possibile. Così senza rendersene conto aveva lasciato che accadesse. ‘Un nome come tanti’ diventava ‘il nome’ che la faceva sobbalzare, sbarrare gli occhi, sentire le farfalle nello stomaco ad ogni contatto casuale o cercato della sua mano, di una spalla o per via di uno sguardo complice tra la gente.

Dopo pochi minuti lui arrivò, freno bruscamente con la sua moto nera e scese levandosi il casco; I capelli brizzolati furono illuminati da quel sole di primavera, iniziò a camminare verso di lei con quell’aria sbarazzina che lo caratterizzava, jeans consumati e un maglione con la zip che si abbinava ai suoi occhi. Rideva, come sempre, da lontano le tirò un sacchetto.

“Prendilo al volo però non fare come al solito.” Esclamò lui con aria di sfida.
“Spiritoso… vedi l’ho preso… mi hai portato il cornetto?”
“Sì, certo che sì, se non ti faccio mangiare io tu mi sparisci.”
Margherita rise.
“Grazie. Pensavo che avresti fatto tardi.”
“In effetti stavo per non sentire la sveglia.”
“E poi che miracolo è accaduto?”
“Che invece l’ho sentita..”

Lui le accarezzo i capelli sedendosi accanto a lei e continuò: “Sta provando finalmente ad arrivare la primavera vedi?” Margherita sorrise con un sorriso che significava tante cose e lui proseguì: “La lasciamo arrivare?”

“E primavera sia.” Esclamò Margherita chiudendo gli occhi per scacciare i pensieri e poggiando la testa sulla spalla di lui.

Karen Lojelo

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Milow – You Don’t Know

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