Tutto scorre

Mi mancherà… l’aria, imparerò a fare senza, respirerò altro, sorriderò a qualcosa di diverso, poi certi giorni ritornerà il pensiero come un pugno, mi mancherà perfino la parte peggiore, mi mancherà tutto. Andrò avanti lo stesso, forse certi giorni perfino meglio, perché almeno andrò avanti. Cosa che non facevo da troppo tempo. Ma sarà davvero un bene poi andare avanti…?

Non è che ci sarà solo qualcosa che ho già visto? Prima, prima che iniziasse tutto, non ci sarà solo qualcosa che avevo già scartato? Che mi aveva già deluso, annoiato, ferito? Anche le ferite si scelgono, e in questi ultimi anni le mie erano spinte per fare meglio, meglio cosa poi non lo so, meglio per chi davvero? Sapevo che era lì, che lì l’ avrei trovato sempre, quel qualcosa in cui rifugiarmi, chiudermi, dimenticarmi di me… Ma sempre è una parola a cui non bisogna mai affezionarsi. Lo dicevo io, da prima di incontrare tutto, lo dicevo per le cose brutte: passa tutto, passa sempre, invece passa anche il resto, quello che hai aspettato tanto e quando arriva mentre cerchi di metterlo a fuoco… ecco, è già passato, ma sono rimasta ad osservarlo, per molto tempo, ho avuto questo privilegio.

Come farò adesso? Troverò un modo, lo so bene questo, un’idea geniale, per scavalcare anche questo cancello, poi qualche volta cercherò di tornare indietro, su quella strada che non esiste più, allora per un po’ girerò a vuoto, fino a capire che servirà anche questo. A qualcosa, sì a qualcosa, a volte a stare meglio, e ogni tanto peggio. Come tutto del resto.

Poi magari un giorno, ritornerà anche questo vento, come passa, ritorna sempre tutto.
In qualche modo, in un altro percorso, in un’altra vita… al di là di questo bosco.

Domani mi alzo presto, vado lì, c’è quel ragazzo che sorride spesso, i suoi occhi brillano e ha i denti bianchi e lucidi che a che quando sorride da lontano illuminano tutto, ieri urtandomi mi ha fatto cadere tutti i libri, poi è rimasto fermo a fissarmi, a un centimetro nemmeno, mi ha rubato un sorriso, magari ripartirò da quello, o dal rosso di questo tramonto che adesso vedo, è stupendo.

Ho finito, ho finito di piangere, di piangermi addosso, ho finito le lacrime, anche se so che per qualche altro motivo prima o poi torneranno. Ho aperto gli occhi dopo tanto buio, ho ricominciato a guardare tutto, adesso vedo, finalmente, sono fuori, respiro aria, sento il vento, ascolto il mare, mi scaldo al sole. Parlo con le persone, ne trovo di nuove, le ascolto, le sento davvero adesso.

Mi ripeto tante cose, che spero di ricordare ogni giorno, guarda avanti, non voltarti mai, tutto accade per un motivo anche se non è vero basta fingere che ci sia, un motivo, prima o poi arriva sempre qualcosa per cui valeva la pena vivere ancora, mi ripeto, che anche la felicità più grande può essere sostituita da un’altra che non avevi potuto nemmeno immaginare. Diversa, e proprio per questo ancora più bella.

Oggi, oggi vale sempre, ieri mentre accadeva qualcosa era un adesso, domani anche sarà un altro adesso. Non esiste il passato, né il futuro, esiste questo momento che mi appartiene e oggi mi torna in mente quella poesia, piena di speranza, e ho capito che la speranza non è aspettare qualcosa che non arriva, ma essere felici di quello che si ha, talmente tanto da essere certi che…:

“Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.”
Il più bello dei mari / di Nazim Hikmet

Magari è solo stupido ottimismo, ma che importa, è adesso.

Margherita scese dalla macchina e guardò il mare di fronte a lei. Non aveva mai visto niente di più bello, lei che credeva di aver visto tutto.

Karen Lojelo

Filed under: raccontoTagged with: ,